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Nuove Visioni



31 ottobre 2013

Imparare ad amare: il destino dell'uomo
Introduzione al volume "Imparare ad amare"

Tutti gli uomini e tutte le donne vorrebbero amare ed essere amati. Sentiamo infatti che solo amando ed essendo amati, e cioè percependo e gustando con tutto il cuore la nostra unità profonda con altre persone, noi sperimentiamo la nostra vera identità, aderiamo al nostro vero essere, e siamo perciò noi stessi. Abbiamo tutti fatto a volte l’esperienza commovente dell’intima gioia, e del senso di piena libertà e di forza, che ci dà il sentirci una cosa sola con una donna o con un uomo concreti, vivi e palpitanti vicino a noi, con un amico o con un’amante o anche soltanto con una persona incontrata per caso, uniti comunque nel profondo, magari per un solo istante, in uno spazio sicuro e senza confini.

Tutte le grandi tradizioni spirituali della terra ci ripetono poi all’unisono che è soltanto amando che l’essere umano si libera dai recinti angusti del proprio io, ed entra in contatto con il mistero del divino e dell’eterno, comunque poi lo si intenda. E la tradizione ebraico-cristiana riassume addirittura tutto ciò che è richiesto all’uomo per salvarsi nel comandamento dell’amore verso Dio e in quello connesso dell’amore verso il nostro prossimo (Dt 6,4-5; Mc 12,29-31).

Comunque è sempre l’amore che ci salva, e che ci invera, in quanto “Dio è amore; chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1Gv 4,16).

Le ricerche psicologiche dell’ultimo secolo hanno inoltre confermato questa centralità assoluta dell’amore nel destino umano. Sappiamo ormai con chiarezza, infatti, che tutte le ferite che ci portiamo dentro nella nostra vita, e fin dall’infanzia, sono in definitiva sempre ferite inferte al nostro innato bisogno di amore. Sappiamo che è sempre da una mancanza di amore che sgorgano le nostre distorsioni interiori, le nostre difese, le nostre paure, e tutti i nostri blocchi evolutivi.

Infine vorrei ricordare un libro che mi colpì molto quando lo lessi, e cioè il famoso volume dello psichiatra inglese Raimond Moody “La vita oltre la vita”, che racconta le presunte esperienze post-mortem di centinaia di persone. In base a questi racconti quasi tutti gli uomini e le donne intervistati, che erano tra l’altro di diversissima cultura e fede religiosa, superata la soglia della morte, e dopo aver incontrato un simpatico e accogliente essere di luce, dovevano rivedere con lui l’intero svolgimento della propria esistenza. Ora, qualunque sia il grado di credibilità che vogliamo attribuire a questo tipo di ricerca, la cosa che mi sembra comunque interessante è che questa specie di esame veniva fatto soltanto sulla base di due criteri fondamentali di valutazione, e cioè su quanto queste anime avevano appreso lungo la loro vita, e su quanto avevano imparato ad amare. La conoscenza e l’amore sarebbero cioè le uniche cose per cui varrebbe la pena di vivere, e su cui alla fine verrà misurato il valore della nostra esistenza.

Imparare ad amare dunque, in base a tutte le forme di conoscenza che abbiamo, sia spirituali che scientifiche, non sarebbe una tra le tante cose da fare, ma il senso unico e ultimo, il vero scopo della nostra esistenza, a prescindere da ciò che crediamo o non crediamo. Anzi, potremmo arrivare a dire che noi tutti saremmo qui, su questa terra, essenzialmente per imparare ad amare. Imparare ad amare sembra essere la finalità pedagogica assegnata alla nostra specie: il suo più intimo progetto genetico.


Un amore più grande sta rinnovando la storia

Ma allora, se solo amando io realizzo appieno la mia umanità, compio il mio destino terreno, e sono perciò anche veramente felice, come mai facciamo tanta fatica ad amare? E questo in verità tutti noi, senza esclusione alcuna, e per di più da sempre, tanto che perfino santa Caterina da Siena si lamentava di essere “non amore”.

Ma la cosa più inquietante che ora vorrei chiedermi è piuttosto questa: come mai proprio in quest’ultima fase della storia, per tanti versi così pacifista, solidarista, e pregna almeno a parole di “peace and love”, tutte le relazioni, a partire da quella di coppia, sembrano al contrario indebolirsi e sfilacciarsi, diventando sempre più liquide ed evanescenti? Come mai lo stesso amore di Dio sembra appannarsi sempre di più, diventare per molti incomprensibile, e ridursi per molti altri a mera declamazione retorica?

Stiamo forse precipitando in un caos planetario di uomini isolati, di eremiti scontrosi, come diceva Eugenio Montale, di auto-mobili monoposto in un mondo privo di senso e di amore? Stiamo diventando tutti dei singles frustrati e rissosi? Oppure questa grande crisi di civiltà ci segnala una soglia evolutiva, la necessità di imparare ad amare ad un nuovo livello di profondità, per liberare un’energia creativa inedita in grado di rinnovare l’intera storia del mondo?

La drastica alternativa tra Dissoluzione finale e Rigenerazione radicale risulta d’altronde ogni giorno più evidente a tutti i livelli dell’esperienza umana.

Noi partiremo proprio dalla seconda ipotesi, su cui si basa tutto il lavoro dei Gruppi Darsi Pace: e cioè che questa crisi universale di tutte le relazioni di amore con Dio, con gli altri, nella coppia, e nella società, segnali in verità proprio una faticosissima e per molti versi dolorosissima fase di crescita, che ci sta costringendo a confrontarci in modo nuovo e molto più profondo con la nostra incapacità di amare. Siamo convinti, in altri termini, che le forme precedenti, culturali e religiose, sociali e politiche, in cui abbiamo incarnato finora il nostro amore e il nostro bisogno primario di relazionarci, magari per interi millenni, e cioè tutte le forme millenarie di umanità, rivestite fino a questo momento cruciale della storia, non siano più sufficienti, non ci bastino più, ed è per questo che sono entrate in un vertiginoso travaglio trasformativo. Perciò soffriamo da morire, perciò la nostra vita sembra perdere di significato, ed asfissiare, perché non sappiamo ancora amare come oggi potremmo, e quindi non siamo noi stessi nella misura in cui oggi ci sarebbe possibile, e quindi ci odiamo, ci disprezziamo, e tendiamo in tante forme a distruggerci.


Stiamo crescendo per amare di più

Stiamo in realtà tutti crescendo con enorme fatica verso forme di amore, e quindi di umanità e di civiltà, più profonde, più libere, e più vaste, ma non sappiamo ancora come vivere questa crescita, che richiede un lavoro interiore molto intenso su tutto ciò che in noi non vuole aprirsi per niente a questa fase evolutiva. Questo lavoro d’altronde è ancora da avviare su larga scala, ma già ci sono molti gruppi nel mondo che stanno tentando nuove vie e nuovi metodi, che sappiano integrare gli itinerari trasformativi propri delle grandi sapienze spirituali del passato con le acquisizioni culturali, psicologiche, artistiche, e scientifiche della modernità. Anche nella Chiesa cattolica si fa sempre più urgente il rinnovamento di tutti i cammini di introduzione alla fede e di formazione permanente, affinché possano corrispondere agli aneliti dell’uomo e della donna contemporanei, presi nel vortice di questa grandiosa svolta dei tempi.

Ecco perché nacquero i nostri Gruppi “Darsi pace”, proprio per tentare di contribuire a questo straordinario passaggio evolutivo lavorando sempre e innanzitutto sulla trasformazione della singola persona, da cui scaturisce poi ogni miglioramento effettivo del mondo. Le risposte che stiamo tutti cercando, infatti, non sono più teorie astratte o generiche, ma trasformazioni reali del nostro cuore. Imparare ad amare è in altri termini un processo molto concreto e quotidiano di liberazione interiore: un lavoro appunto, che va semplicemente appreso e fatto.

E’ finito il tempo delle utopie e delle ideologie astratte, ed è finito anche quello delle stesse filosofie o teologie intellettualistiche o moralistiche. Viene il tempo della conoscenza iniziatica, e cioè di un processo conoscitivo che richieda e produca al contempo la trasformazione dello stesso soggetto che conosce, e cioè proprio del nostro IO, perché proprio questo è richiesto, se vogliamo per davvero amare di più: dobbiamo modificare radicalmente il nostro modo di essere umani: passare da un sé tendenzialmente chiuso in se stesso ad un io molto più relazionale.

Questo è in realtà il centro nevralgico della svolta antropologica in atto.

Perciò, carissimi lettori, questo libro vi invita ad un cammino molto personale, ad una concretissima e personalissima avventura trasformativa, entro la quale speriamo semplicemente di imparare ad amare un po’ di più, e quindi ad essere un po’ più noi stessi, e di conseguenza anche un po’ più realizzati e felici.

Seguiremo passo dopo passo un metodo molto graduale di apprendimento, non forzeremo nulla, non anticiperemo nulla. Vi prego perciò di non avere fretta di capire tutto e subito, in base alle pretese del nostro io postmoderno, che vorrebbe afferrare ogni cosa con la velocità dello zapping televisivo o del link telematico. No, lungo il cammino del reale apprendimento dell’amore bisogna seguire e rispettare i lenti processi interiori della nostra trans-formazione, che sono carnali, psichici e fisici, e quindi lenti, e appunto graduali.

Il nostro metodo inoltre tenta di integrare riflessioni culturali, a volte anche complesse, con esercizi psicologici di autoconoscimento, e con momenti spirituali di meditazione e di preghiera, in modo che tutte queste pratiche siano però direttamente funzionali ai singoli passaggi della nostra liberazione. Ogni passaggio, perciò, ogni “gradino” della nostra Scala d’Amore, andrebbe vissuto in profondità, assimilato, magari riletto e ripetuto più volte, salito e risalito, e quindi compreso nel suo senso più intimo, per poter passare con frutto al gradino successivo.

L’alternanza di fasi di riflessione concettuale, di esercizi psicologici, e di pratiche meditative e contemplative, serve proprio per lavorare su tutti i livelli del nostro essere nello stesso tempo: sulla nostra mente razionale, cioè, ma anche sulle emozioni e sui palpiti del cuore, sulle nostre concezioni del mondo ma anche sui bisogni e sui desideri che ci guidano, sulle ferite della nostra storia familiare ma anche sull’apertura spirituale all’infinito che caratterizza il nostro essere. E questo continuo spostamento di linguaggio e di livello di “lavorazione” interiore richiede ancora una volta molta gradualità, molta gentilezza verso noi stessi, molto rispetto del nostro corpo, della nostra anima, e del nostro spirito, di quella complessità pluridimensionale dell’io umano, oggi così tanto misconosciuta.

Insomma, per imparare ad amare con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima, con tutte le nostre viscere, e con tutte le nostre forze, e quindi per diventare un essere umano pienamente realizzato, è necessario che tutto il nostro essere venga coinvolto, mobilitato, trasformato, e risanato fino alle radici.

A questo scopo vi offriamo un piccolo strumento, un metodo di lavoro.
Mettiamoci dunque subito all’opera.

marcoguzzi@surf.it


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